2018: LE RIVOLUZIONI DI FUSTAGNO

Un altro anno è finito; il sesto della breve vita della Brigata, per essere precisi. E’ il momento di tirare le somme, come sempre.

(No, questo non sono io: è mia moglie che fa finta di scrivere l’articolo)

Le somme su di noi, le somme sulla nostra amata Nazionale. E’ stato un 2018 pieno di novità, senza dubbio: un nuovo C.T., una rivoluzione sbandierata per mesi.

“Sarà diverso”, ci dicevano.

Sono del parere che non basti aprire le finestre per cambiare l’aria di una stanza dall’arredamento retrò, ma serva anche ritinteggiare le pareti, sbolognare qualche ninnolo impolverato, rinnovare centrini e vasellame. Rinnovare, ma non rivoluzionare. Non ti puoi spacciare per un grande architetto arredatore se metti in un angolo un Settimino moderno e nascondi nel cassetto la foto in bianco e nero del lontano zio morto nella Grande Guerra!

Il vero arredatore ha due scelte per dare l’impronta rivoluzionaria al suo lavoro: o ti liberi del tutto delle memorie passate e azzeri l’anima della stanza, o mantieni gli arredi più significativi cercando di esaltarli nel nuovo arredamento.

La foto dello Zio o la butti, o le fai una bella cornice moderna tra una tv al led e una lampada azionabile via wifi. E se la butti sei uno stronzo, perché il passato, nel bene o nel male, è importante.

Ecco, il 2018 della nostra Nazionale è stato una presunta Archi-star che ha formattato la stanza perché è il suo modo di fare, e l’ha riarredata ex-novo senza badare al passato, o all’essenza della stanza stessa. Il nostro 2018 è stato Calatrava: un sacco di soldi per Vele e Archi poco funzionali, tirate su “a stampino” in ogni parte del Mondo. Venite a Reggio Emilia e fatevi un giro nella Stazione dell’Alta Velocità, o sui ponti sotto alle “Vele”. Venite a Reggio Emilia, e ditemi se tutto ciò ha un senso.

Troppe foto dello Zio buttate solo per far vedere che si è rivoluzionari, troppe pareti ridipinte ad una sola mano, e manco con il pennello Cinghiale.

Risultati? Zero, ma con l’amaro in bocca; perché allo Zero ci siamo abituati, e non possiamo pretendere la Coppa del Mondo dai nostri Ragazzi che ci mettono l’anima (e qualcosa in più) e che per questo ringraziamo, ma dal tono con cui era stato pubblicizzato il “ribaltone” ci si aspettava di più.

Un po’ come alcune promesse elettorali esagerate: i Vincitori, al governo, poi non riescono a mantenerle. Se io prometto rivoluzione e soldi per tutti e poi, come prevedibile, non faccio nulla perché non vi è disponibilità di denaro, è naturale che poi mi diano del somaro.

Non farò nomi perché rispetto tutti e non voglio inimicarmi i Ragazzi in questione (tutti bravissimi, tutti meritevoli della propria posizione), ma non trovo giusto il dover “purgare” alcuni Nomi solo perché “sì”, senza motivi legati all’età o all’integrità fisica, o senza dare loro una minima possibilità di giocarsi il posto. Questo non è solo buttare la foto dello Zio, ma anche calpestarne la cornice e buttare i cocci nel cesso. Non sono le persone in questione che mi urtano, quanto la modalità antidemocratica e poco umile di chi decide a priori chi gioca o no.

Sì, a me il C.T. non piace nemmeno un po’, e mi pare che la figura del somaro l’abbia fatta e anche grossa. E’ partito ad inizio anno promettendo mari e monti, per poi abbassarsi alle ultime partite ad un più umile “Ce la siamo giocata fino in fondo, di più non si poteva fare”. Grazie tante, ci serviva proprio un professorone da Roma per sentirci dire codeste ovvietà.

Ci vuole umiltà nell’ammettere che, in fondo in fondo, la foto dello Zio in quell’angolo in vista ci può stare. Basta saperla gestire. Magari distoglie anche po’ l’attenzione dalla verniciatura ad una sola mano che hai dovuto fare perché, dopo le mille promesse, alla fine in cantina hai trovato solo una latta di colore e nemmeno piena piena.

E il 2018 della Brigata? Benino, niente di più. Ci si è ormai abituati a numeri esigui: alla fine l’ubriacatura della novità è passata da un po’ e molti occasionali dalla promessa facile sono tornati nell’anonimato al quale giustamente appartengono; benino anche l’Associazione, che è ancora un bimbetto in fasce che aspetta di mettere i primi dentini. Ci sarà modo per farla crescere, se troveremo altri compagni d’avventura per le varie iniziative da organizzare (contattateci se interessati!).

2018 benino, 2019 chissà? Il destino è nelle nostre (e nelle vostre) mani. Sapete dove trovarci.

[IH]


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